Contributo Critico Dott. Rosario Sprovieri

“L’unico tratto è origine

di ogni cosa, è radice                                     

di tutti i fenomeni.” (1)

Segni e simbologie e miti nell’opera pittorica di Alessandra Casciotti.

Il segno è la testimonianza più concreta del modo umano di comunicare, dal mondo della grafia delle paleoscritture ai linguaggi onirici e immaginari, alla ricerca di un alfabeto metafisico. Simboli, simbologia e segni, antichi e moderni costituiscono di fatto: “l’alfabeto del pensiero”; l’abicì delle emozioni, le tracce tangibili dell’umanità, il giacimento culturale dell’anima dell’uomo e, ancora, sono oramai il moderno messaggio “Multiple in Multiple out”, che gli umani della contemporaneità, sfruttando la velocità della tecnologia, con il multipath delle onde radio, si apprestano a lanciare verso i cieli del prossimo futuro.

Di segni e di simboli è il codice genetico del pensiero dell’umanità, ce lo portiamo appresso dall’eternità; negli appunti che appartengono alla storia e nelle tracce personali della nostra storia. Il segno è il reperto più pregiato dell’archeologia sensibile, è attraverso i segni che siamo riusciti a decodificare le informazioni del mondo speciale dell’inconscio. Come corredo ci portiamo addosso segnali provenienti da altre civiltà che si sono poi mescolati armonicamente, ma che conservano tutt’ora la forza e la vitalità della storia e, per questo, riescono a parlarci sia degli intenti e delle attività del passato, essendosi mantenuti tutt’ora vivi, sia della contemporaneità del “presente” e della natura del nostro tempo.

La messa a fuoco su segni e leggende fa sì che sulla pittura di Alessandra Casciotti, s’accenda un potente “occhio di bue”, ed illumini interamente tutto il suo mondo, il suo palcoscenico fantastico; la sua simbologia risulta di grandissima attrazione; sarà perché ella – in questo caso – usa un alfabeto delicatissimo e suadente per poi mostrarci l’iride dei suoi gioiosi colori. E’ così che, attraverso le sue pennellate sapienti, riesce prima a catturare il nostro sguardo per poi trascinarci istintivamente, verso l’interiorità più profonda, dentro quelle pagine palpitanti della sua maniacale ricerca psicologica, filosofico-antropologica intorno agli enigmi della persona umana.

Qui allora, con il fluire del racconto, le vicende d’arte di Alessandra Casciotti, fanno delle sue opere teatrali e di tutte quelle geometrie dello spazio che richiamano il trascendente, un vero e proprio “strumento cognitivo”, finalizzato alla comprensione della parte più segreta della vita degli umani.

Le mani dell’artista – con maestria e dominio del colore – sono riuscite a tracciare segni unici e luminosi; scenografiche ambientazioni mitologiche e, linee e delimitazione di spazi astratti che risentono delle influenze dei più grandi interpreti del metafisico; Alessandra Casciotti ci narra storie e passioni sussurrandole con un filo di voce, l’artista si mostra, anzi, attraverso le sue creazioni ci mette innanzi la parte più apprensiva della sua anima.

In questo suo modo di “mostrar primavera”, nei suoi approcci razionali che si fanno visione, nell’abbondanza e nella ricchezza dei colori, ella apre sontuosamente le più luminose finestre, sulla profondità più sconosciuta, dentro ai paesaggi concepiti e vivi nella sua mente.

Scene d’incanto che seducono e si lasciano ammirare, intorno alle quali vibrano soffuse armonie e suoni ammalianti tutti da captare. Ci racconta della sua e della nostra unicità, del nostro modo di essere; di storie esclusive ed irripetibili; è qui che s’appalesano i nostri pensieri, qui si manifesta tutto quello in cui abbiamo creduto, vengono alla luce qui le nostre speranze più amate; e, come in uno specchio, vengono a galla e si lasciano vedere sia ciò che siamo riusciti a diventare e, quello che avremmo – invece – desiderato di essere.

Nelle geometrie primarie si nascondono segreti, le linee giungono dai tagli scavati nella roccia in epoche protostoriche e diventano straordinariamente segmenti binari per la comunicazione del tempo del futuro. Segni e simboli uniscono il tempo dell’umanità in un unico codice, misterioso, illuminante ed evocativo.

Questa è la peculiarità del linguaggio artistico di Alessandra Casciotti, una splendida esternazione culturale del suo inconscio. E’ un’artista che ha saputo unire alla tecnica e ai colori, la fantasia, lo studio delle scienze, della storia, della mitologia e dell’antropologia. Le sue narrazioni, anche quando sono apparentemente un’evocazione leggendaria o una delimitazione, o ancora una ricostruzione e pianificazione dello spazio, risultano contestualmente un’appassionata confessione intima, un riaffiorare in superficie della rete delle emozioni e delle speranze che da sempre condiscono la vita.

Mi piace ricordare che come la grande letteratura del 900 ha stigmatizzato, “Scrivere è prendere l’impronta dell’anima”, anche la pittura ha capacità superba per proporne e rendere visibili, scene e misteri portati nel cuore; ed è ancora più bello sottolineare il pensiero di Simonide il greco, che affermò: «la pittura è una muta poesia e la poesia una pittura parlante».

Alessandra Casciotti affida alle sue opere pittoriche il suo testamento culturale e il suo “personalissimo deposito” per l’umanità che verrà e, lo fa con la forza degli artisti veri, con un ritmo di versi a colori scandito, come i colpi tuonanti, del martellare di un tamburo:

Di me non c’è traccia negli anni

se non come raccontano un viaggio

le impronte sulla sabbia d’un deserto. (2)

La pittrice sa che anche le impronte più piccole lasciano un segno in questo mondo e, avendo scelto di camminare insieme agli artisti, continua splendidamente a trascrivere belle storie affidandosi a cromie e toni decisi, per proporre la ricchezza del suo scenario mai visto, frutto del pensiero invisibile, al quale molte volte il solo occhio umano – senza il pulsare della membrana del cuore – non basta.

Rosario Sprovieri 6 Agosto 2018

  • note
  • (Shitao, pittore di epoca Qing  – XVII sec.).
  • Mario Luzi, Forse dice l’addio, in Primizie del deserto.