La memoria di sé
L’opera d’arte è inevitabilmente proiezione dell’ego; è espressione del proprio modo di essere e di vivere e di esemplificare la propria reazione alle forti sollecitazioni e stimoli che ci giungono dall ’ ambiente esterno nei più svariati, e talora imprevedibili, modi. Sin dall’antichità l’artista ha avvertito come un atto dovuto la necessità di esprimere pensiero ed emozioni nei modi e con i procedimenti materiali e tecnici che a lui sembravano più congeniali.
Nulla, in fondo, ad oggi si è modificato in quanto l’ opera d’ arte continua ad illustrare le caratteri-stiche espressive ed i moti dell’ animo dell’ autore, attesa la ricerca dell’ immanenza e dell ’assoluto nel proprio lavoro artistico. Nei quadri, dunque, di Alessandra Casciotti ritroviamo , in fondo, tutto quanto è stato oggetto di questa riflessione. La pittrice attesta la sua personalità ed il suo modus operandi mediante l’uso di squillanti sensazioni cromatiche che ben supportano il suo mondo di segni e simboli. Se, dunque, l’opera d’arte e la pittura in particolare devono essere la descrizione di una personalità, di un vissuto, delle esperienze , delle emozioni, ecco allora che, attuata mediante una consapevole e ricercata semplicità, la pittrice riesce a conseguire apprezzabili risultati. Le emozioni esplicitate nelle sue opere sono espresse anche con il ricorso a colte allusioni, ad allegorie, a reminiscenze scolastiche interiorizzate. I colori non sono dunque per l’artista solo un significante e caratteristico elemento della sua opera pittorica così come l’accostamento tra superfici cromatiche estese e squillanti ma piuttosto evidenziano il suo desiderio di modulare le superfici e, talora, di determinare in tal modo gli spazi architettonici. Quello dell’uso di colori vivi, e non di rado assoluti, diviene nei quadri della Casciotti un leit-motiv così come la nitidezza e la precisione del disegno delle figure rappresentate; due elementi questi che sono la concreta evocazione di un lirismo delle opere , lirismo oggi non adeguatamente apprezzato nel panorama artistico contemporaneo.
Il riferimento culturale a cui la Casciotti più propriamente sembrerebbe rivolgere la propria attenzione è all ’ambiente culturale surrealista che nel mostrare una realtà voleva in fondo rappresentarne un’ altra, come in un gioco di specchi. E’ un discorso questo dell’ artista particolarmente attuale laddove la realtà viene , non di rado, mistificata fino a mostrarsi come una metarealtà . E’ in fondo come quando nel vedere i messaggi pubblicitari televisivi dovremmo immaginare di vivere in una società perfetta. E se la rappresentazione artistica è realistica, da intendersi come fotografia del reale, il sottile gioco dell’ interpretazione dell’ immagine ci conduce ad evidenziarne il messaggio e ci induce a sunteggiarne la filosofia.
Quadri, dunque, che illustrano un percorso di vita ma che hanno anche l’ intento di volersi porre come elementi definiti nel percorso dell’ esistenza umana. Non certo la presunzione di voler indicare una strada ma piuttosto l’ esigenza di mostrare al pubblico quelli che l’ artista romana afferma essere , tentando di oggettivizzarli, i propri valori. Una ricerca quella promossa dalla pittrice del vero e non del verosimile, una vivacità intellettuale che si fonda e trova spunto sulla e nella memoria di sé e delle proprie esperienze e che, attraverso il linguaggio adottato, indica la strada del ricordo e dell’immaginazione come strumento che conduca a conseguire la qualità dell’essere e quindi la felicità.
Pragmatica e surreale; concreta ed onirica; precisa ed appassionata; l’ardore e la forza dei sentimenti e delle sensazioni sostengono il desiderio di mostrarsi e mostrarli. In buona sostanza se il verbo in greco antico significa fare, produrre sarà facile desumerne che chi fa, come appunto la Casciotti, è per trasposto , con una sua poetica di figure e di colori e di segni e di simboli, una vera poetessa.
Arch. Luciano Garella
