[…] mi congratulo con Lei per i suoi lavori che ritengo interessanti ed intriganti oltre che pregni di significati e riferimenti culturali. Le sue opere sono colte e desumono spunti tanto dal surrealismo quanto dal simbolismo ermetico.
Credo peraltro che Lei abbia veduto nel surrealismo la ripresa e la rettifica della poetica simbolista : ripresa in quanto assume la forma come allusiva e non esplicita;
rettifica in quanto elimina dal simbolo formale ogni implicazione spiritualistica.
Si astiene nell’esplicitare le immagini; segue percorsi articolati con ritorni ed accelerazioni consapevole delle debolezze del movimento dell’anima. Al di là dell’immagine dunque si coglie l’esistenza di una struttura interiore che si rivela per segni.
Le opere esprimono una forte poetica surrealista con il compiacimento per le associazioni impossibili, seppur misteriosamente motivate. Immagini sognate attraverso le quali si scopre l’assurdità del banale; immagini di significato misterioso laddove il colore netto e chiaro, senza sfumati, denota forza e personalità.
Nell’opera Giano bifronte vedo il protagonista come il simbolo del doppio : l’immagine del dio dai due volti che guardano in direzione opposta separando il passato dal futuro. La figura ambigua dunque come elemento simmetrico in un gioco allusivo e non esplicito – il conscio e l’inconscio – . D’altronde la divinità preposta al governo delle porte e dei ponti più in generale rappresentava ogni forma di passaggio e mutamento come l’antitesi tra la vita e la morte. La sua opera rappresenta per me il contrasto tra sogno e realtà, in sostanza l’assurdità del banale.
Le opere Allegoria della lussuria e La Misericordia; nella prima emerge il dualismo laddove Dante identifica la lussuria con la lince e quindi la rappresenta come una forza latente che afferra e travolge. La Misericordia, invece, quindi il perdono, assume nel suo dipinto una forma ascensionale, come si trattasse di una fuga piramidale accelerata.
L’ opera poi Fantasia di ventagli ,a mio avviso, risente del movimento artistico Dada giacchè l’immagine statica dei ventagli distrugge la funzione stessa dell’oggetto, tematica questa ben cara al Dadaismo.
Architetto Aldo Imer – Esperto d’ arte
Napoli, Luglio 2015
