Titolo: Arte e simbolo
Sottotitolo: Miti e archetipi della cultura classica tornano protagonisti della pittura contemporanea
di Rosa Orsini
E’opinione comune che le avanguardie abbiano trasformato il concetto di arte, relegando la tradizione accademica in un girone di forzato oblio. Pittura e forma plastica di ispirazione naturalistica hanno ceduto il passo ad una visione astratta dell’espressione artistica che ha fatto scuola nel corso del ‘900.
Nonostante ciò la fascinazione di antichi archetipi permane nel nostro inconscio tramite lo studio dei classici greci e latini, nelle cui opere ritroviamo le radici della nostra cultura occidentale. Oggi le reminiscenze di una ricca elaborazione fantastica e favolistica, di quella vasta letteratura epica e mitologica traghettataci nel corso dei secoli, riecheggia tramite l’estro dell’artista che le riporta alla luce, facendole rivivere, con le debite rivisitazioni che le avvicinano ai nostri tempi. Rivisitazione che non vuol dire stravolgimento del soggetto originario, ma attualizzazione dello stesso in funzione di una elaborazione mentale che guarda al contenuto, al prodotto creativo riflettuto sul valore concettuale e simbolico degli elementi compositivi. Oggi come ieri Il passato, argomentato all’interno di una possibile produzione artistica, è ancora capace di suscitare stupore ed emozione.
E’ il caso di Alessandra Casciotti, artista romana che approda sul palcoscenico dell’arte contemporanea esponendo tele di chiara ispirazione neoclassica. Una pittrice dalle grandi potenzialità espressive, che grazie ad una ineccepibile capacità tecnica e la grande passione che mette nel suo lavoro, ritrova nella storia passata l’ispirazione per i suoi soggetti. E’ una pittura che viaggia controcorrente perché ignora le antinomie dettate dal linguaggio astratto, per rifugiarsi in un figurativo intriso di simboli e significati. Elementi che riversa anche in quei quadri di impostazione geometrica e concettuale, che arricchiscono il corpus delle sue opere, e che si pongono come superamento di un unicum stilistico.
Protagonista di numerose mostre collettive e personali, l’abbiamo vista esporre lo scorso ottobre a Roma, con la mostra di pittura “Vis Symbolica – il fascino dei significati” alla galleria “La Pigna”, per poi ritrovarla, a novembre, presentare a Napoli a palazzo Zapata la personale “Forma Mentis – figure e geometrie, visione e concetto” promossa dalla ”Fondazione Circolo Artistico Politecnico”, cui l’artista ha fatto dono dell’opera “Shirodhara”.
Alessandra Casciotti dipinge ciò che per lei rappresenta l’arte, ponendosi in rapporto con la nostra cultura occidentale. Un rapporto dialettico che approda ad una riflessione profonda..
Il quadro “Espressioni dell’Arte”, può assurgere a manifesto della sua visione pittorica. La grande tela, concepita visivamente come un polittico, contiene in sé una visione rinascimentale dell’arte, di un pensiero che ruota intorno al concetto di nuovo umanesimo. Le sei formelle dove sono rappresentate le varie arti, dalla scultura alla pittura alla danza, dalla scrittura alla musica, incorniciano una scena centrale, dove appare una donna con il capo cinto da una corona d’alloro. Evidente il significato allegorico dell’arte, che introduce non solo al soggetto ma anche all’uso di strumenti dialettici, come il simbolo, l’allegoria, la metafora. Elementi assunti in chiave pittorica che delineano il suo stilema.
La sua concezione artistica rinnova e attualizza il ruolo dell’elemento immaginifico. La fascinazione del mito ispira le sue opere che ripropongono al pubblico l’archetipo della divinità greca. La Casciotti ha una impostazione classica della pittura, che si rivela tanto nella stesura formale quanto nei contenuti. La pennellata è fluida, morbida, vellutata. La resa finale, perfetta. La composizione progettata minuziosamente rivela una profonda riflessione ante operam per approdare alla rappresentazione di figure ed elementi, in cui ricerca la dimensione di antico propria delle sculture greche.
L’estetica sposa il mito. Nel chiaro riferimento al simbolo e alla divinità, la Casciotti ripropone quella bellezza classica che si rivela nella proporzione delle parti, nel vigore della muscolatura, nella serenità senza tempo del volto. Nettuno, Afrodite, Tyche, Minerva, sono immagini iconiche, sono riflesso fedele dell’archetipo così come noi lo ricordiamo. L’artista li ritrae affiancandoli ad elementi simbolici e riproducendo nel gesto, nell’azione, la caratteristica umana che, sublimata, si identifica col divino.
Uso del simbolo che la Casciotti orchestra magistralmente anche nella rivisitazione favolistica, come nel quadro “ Le Metamorfosi”, selezionata e premiata da Vittorio Sgarbi nel 2016 ad Arte Salerno, dove il passaggio da bruco a farfalla è dominato da una maschera bianca su uno sfondo nero, un’identità senza volto e senza genere. L’artista sa avvalersi del simbolo anche quando decide di rappresentare le stagioni. Il contesto non è soltanto naturalistico, caratterizzato quindi dalle mutazioni climatiche, ma è uno spazio sacro, dove inserisce figure allegoriche. La primavera, rappresentata da una fanciulla, e l’inverno, impersonato da un vecchio saggio, forse un profeta, possono ricordare anche le età dell’uomo e quindi richiamare alle stagioni della vita. Nella realizzazione dell’impianto compositivo l’artista non ricorre a sovrastrutture architettoniche. Sono rappresentazioni di una dimensione metafisica, di una spazialità senza tempo. Passa dalle atmosfere bucoliche a scenografie interne incorniciate da rossi sipari. Inquadrature corali che suggeriscono baccanali, oppure antichi misteri orfici o eleusini, accompagnati dal canto e dalla danza delle muse. Sono templi riscaldati da bracieri che inneggiano alla sacralità del fuoco ancestrale, eretti davanti all’erma di un volto canuto, posto sopra l’effige di un’aquila, a significare il dominio del potere divino sul potere materiale. Analogo discorso per “Amore Trionfante” che irrompe all’interno di uno spazio senza dimensione, su un carro trainato da impetuosi cavalli, sottomettendo i simboli del materialismo, il denaro, la fama, la forza, infine il potere temporale. L’amore vince su tutto, potente, indomito e coraggioso. Quanti significati si possono dedurre dai dettagli e che ci inducono a riflettere sul recupero di valori dimenticati.
Pittura quindi come iniziazione di un percorso conoscitivo. L’artista sa attualizzare il simbolo anche attraverso il linguaggio astratto o geometrico, offrendoci la chiave di lettura del suo pensiero.
La chiave, non solo come elemento compositivo ma come soggetto concettuale. Nel quadro “Opportunità” ci invita ad aprire le porte della conoscenza. Ma bisogna usare la chiave giusta per attivare l’energia creativa. Otto chiavi, una per accedere alla fortuna, una per conquistare l’amore, e così via. Non ci promettono la felicità ma ci inducono a ricercare in noi stessi la via per la concretizzazione dei nostri obiettivi.
L’arte si sposa infine con la realizzazione di sé stessi. L’espressione artistica si rivela essere un passaggio obbligato che induce l’uomo a risvegliare la capacità critica, la passione, la pulsione vitale, riconoscendosi nel mito ed a camminare sul sentiero della perfezione, che pur restando un’utopia, è pur sempre stimolo per approdare alla virtù.